Bisnonno Pe Giovanni Silvestro era nato il 23/08/1852, non so spiegare il motivo, ma la gente che popolava le valli lo aveva soprannominato “Gioan Barbel”. Era figlio primogenito della coppia Pietro e Maria Mensi, la donna era proveniente da Colio; oltre a Giovanni ,essi, procrearono altri due figli maschi,” Antonio”, “Domenico”, e nel 1861 l’ultima nata” Domenica”. Giovanni Silvestro crebbe nella casa paterna del caseggiato rurale di allora, ai giorni nostri ristrutturato ma con la stessa sagomatura dei tempi andati. Il casolare si trova al centro della Val Palot ed è ubicato, alla sinistra dello scendere del torrente Belvedere. Gioan Barbel, fin da giovincello, era un tipo attratto dagli affari; era cresciuto all’ombra di un certo Felappi, villico della tenuta “Togni”di cui erano confinanti delle proprietà pratali . Felappi! Era amico di merende di suo babbo Pietro, ed era loro consuetudine bazzicare i mercati della zona in cerca di qualche piccolo affare; all’epoca era abitudine di mediatori, mercanti e commercianti salire dalle basse e avventurarsi nei mesi estivi fino agli alpeggi, soggiornando però nella valle; il Felappi , oltre all’ospitalità, disponeva di camera di pernottamento, e una stanza denominata “silter” per la conservazione e stagionatura dei prodotti caseari, tipici dell’alpeggio;   disponeva in oltre,di scrigni per il mantenimento,di alcuni generi alimentari, ed eventuali farinacci per la cura e l’alimentazione del bestiame,ed altri prodotti ad uso di scambio da trattare con i mandriani che popolavano le malghe delle cime soprastanti, insomma! Il Felappi come si direbbe oggi, organizzava delle vere e proprie cene di lavoro. Bisnonno Giovanni Silvestro a soli undici anni rimase orfano di madre, e, quattro anni dopo, anche di suo papà Pietro. Così, a quella tenera età! Si trovò in quel casolare , a crescere insieme con i tre piccoli fratellini, Antonio dodici, Domenico otto e Domenica sei anni. Pieno di grinta e di virtù, Giovanni Silvestro si formò un’esperienza unica, anche per allora! Imparare a crescere se stesso e i fratellini, ma soprattutto districarsi nel complicato mondo dell’affare senza cadere in tentazioni, cercando di migliorare lo stato di vita suo ed aiutare i più piccoli fratelli. Giovanni Silvestro a ventuno anni è un uomo ormai maturo, incontra Bariselli Maffignoli Rosa battezzata il 27 luglio 1846, figlia di Giacomo e Cecilia Felappi. Bisnonna Rosa,in quegli anni era cresciuta pure lei orfana di padre,e dedicò la sua giovinezza nella collaborazione e la totale dedizione in aiuto alla madre nell’accudire la famiglia,e partecipando attivamente alla vita religiosa della parrocchia di cui ne era una fervente praticante. Giovanni era un giovanotto dai lineamenti dolci e gli occhi chiari,cresciuto l’adolescenza senza l’affetto e i buoni consigli dei genitori; mentre Rosa è donna matura, con esperienza e valori encomiabili,è di sei anni più grande del giovane “Gioanì Barbel”si coccola il tenero mandriano,e dall’affetto all’amore il passo e breve. Si innamorano, e qualche giorno dopo aver compiuto i 21 anni Bisnonno Giovanni, mentre si trova su nel suo tradizionale alpeggiare, scende a valle e il 30 luglio 1873″  Giovanni Silvestro Pe e Rosa Bariselli Maffignoli” alla presenza dei testimoni Antonio Felappi e Giuseppe Zigliani il parroco”Maggioni Omobono” della parrocchia Frainese li dichiara, legittimi sposi. In quel periodo, il rito religioso del matrimonio si svolgeva nei primi giorni infrasettimanali,Giovanni e Rosa il fatidico giorno fu il mercoledì : Rosa risiedeva sul versante opposto all’abitazione dello sposo, l’itinerario ed il sentiero per raggiungere la casa della sposa era ben visibile, Giovanni in compagnia di testimoni e invitati si avviarono lungo mulattiera e sentieri ; i giovani della compagnia intonavano parodie tramandate, erano melodie in onore della sposa, man mano che ci si avvicinava l’eco si incrociava e di quelle voci….  la valle si inondava. Era tradizione ,che ,il capo famiglia dello sposo ,chiedesse la mano della promesse sposa in forma ufficiale sulla porta della abitazione, al padre, o di chi ne faceva le veci,tutto di fronte agli invitati, una battuta e la famosa stretta di mano; istanti emozionanti, poi qualche fetta di buon salame, coppa, pancetta , formaggio e casolet per tutti naturalmente annaffiato da qualche fiasco di vino; mentre, i futuri consuoceri sorseggiavano un caffè, naturalmente ben corretto con la classica grappa fatta con quegli antichi infusi di frutta ed erbe medicali che su per le valli si trovavano, e ancora oggi copiose e ridenti. La futura coppia dopo i convenevoli prende la via incamminandosi a passo svelto giù sulla via verso la chiesa,Rosa a braccetto del suo “mentore “,e a seguire lo sposo, e man mano la tribù degli invitati unita in una grande baraonda. Un bel viaggetto di una buona oretta,considerando scarpette e tacchi che anche allora per gli avvenimenti non dovevano mancare; finalmente si entra nella chiesa per il momento solenne. Dopo il rito nuziale,allora come ora, l’attesa per gli sposi all’uscita era in pompa magna, partendo dalla navata fino al portone della chiesa,il bacio e una lacrima per la sposa non poteva mancare .Il sagrato si gremiva, ben pensanti curiosi e invitati ,uniti in un applauso, urla e risate: i più anziani si dirigevano per tradizione a fare tappa nella vicina osteria scambiandosi l’offerta di qualche calicino,e poi di nuovo tutti insieme sulla strada del ritorno, dove nella casa paterna della sposa. Era usanza che la mamma e i famigliari preparassero per tutti gli invitati,un gran bollito di gallina, e tacchino ripieni; il pranzo aveva inizio con scodella di brodo ben saporito e deliziato da una buona dose di formaggio grattugiato ben stagionato, poi il ripieno con cosce e petto, confuso tra il pollo ed il tacchino, gran fette di polenta, qualche bevuta e come fin forse da chissà quanto, la torta nuziale non poteva mancare. Ho raccontato un matrimonio speciale…? …No ! Semplice… nulla di particolare, ma ci tenevo a raccontare in queste mie storie,cosa è l’unione,e cosa si riesce a costruire da una semplice ma profonda storia dì amore. Per Giovanni e Rosa la prima notte, della sera del loro matrimoni, la passarono nella stessa camera da letto dove vide la luce lui e i suoi fratelli, e la mattina seguente partirono mano nella mano per il loro viaggio, in direzione,di,. su per le alte cime;lassù dove stava ad alpeggiare,la sua, amata mandria.

in questa immagine di repertorio ,una delle proprietà di giovanni silvestro,ncora oggi di proprieta PE (il Chigarlesso in VAL PALOT sito alla sinistra della valle dei togni e ai piedi del dosso comune

Comunque, notti in valle , notti lassù vicino alle stelle , per la giovane coppia il figlio primo nato, non si fa attendere,e il 31 Maggio 1874 scendono giù alla parrocchia ,dove Don Maggioni li aveva festeggiati, novelli sposi, e lì battezzarono/ il loro piccolo “Pietro Giacomo; cosi da quel lontano giorno di fine Maggio inizio la stirpe dei così detti” Barbei”,\dove per mezzo di mia nonna Maria Cecilia unica figlia femmina della coppia,con una quota di un buon 25 per cento abbondante anche i miei geni appartengono. Bisnonno” Barbel essendo il primo sposato della dinastia procreata da Pietro Pe e Maria Mensi ,è per tradizione degli abitanti valligiani di quell’ epoca, proseguire a riportare il soprannome o in gergo dialettale “scotom””derivati, proprio da “”Gioan Barbel”. In quella antica dimora bisnonna Rosa si trova ad accudire oltre al figlioletto i fratelli del giovane marito , che però sono ben presenti collaborando nei lavori della coltivazione dei prati, ‘accudire la mandria,e nella lavorazione del latte. Giovanni risolve in oltre, alcune situazioni patrimoniali di comproprietà di caseggiati di prati e boschi ancora esistenti tra il padre e gli zii ,di cui uno fra gli altri,Domenico detto “Bragai”, andò ad abitare in Val Trompia in quel di Bovigno mentre Silvestro Giovanni detto “Silvestro “crebbe la sua famiglia sempre in V al palot, ma nella zona all’entrare, dove oggi esiste il nuovo fabbricato ristrutturato Mio. La totale dedizione alla famiglia e al lavoro, permette alla coppia di crescere ; in pochi anni , oltre a Pietro, battezzano il 18 luglio 1876 Giovan Maria,e negli anni a venire nel 1878 Maria Cecilia, poi, Angelo, Antonio detto Tone ,ed in fine Giuseppe detto “Barbo Omo”.Sono gli anni dove Gioon Barbel sceglie per il suo lavoro la strada della transumanza,Sant Eufemia della fonte sobborgo di Brescia è per un buon periodo la sua meta,e da intraprendente e goliardico trafficante , e praticando i mercati fa nuove conoscenze quindi buoni affari,ma il chi troppo vuole e nulla stringe, fa comparsa anche sulla sua strada. Per riuscire a tenersi i cascinali in val palot, deve vendere tutta la sua mandria. Negli anni quando i suo figlioli erano ancora in età, di adolescenza e fanciullezza , il fratello  Domenico detto il “Gatt “si sposa con una Pe dei detti “Bedole”

questo che vedete è Giuseppe figlio di Domenico detto il gatt fratello de Giovanni Silvestro

;e cosi, pure la sorella Domenica! con un certo Poli, mentre di Antonio penso non si sia sposato ma non ho più trovata traccia. Domenico con la moglie prende residenza nel fabricato nella zona chiamata la buca che si trova nella piana di Val Palot,dal loro matrimonio nasce Maria Pe che divento poi moglie di Giovanni Pe detto “ Gioanelò dei detti “Giupine” papà di Angelo detto il barba “della foto principale dei miei racconti; mentre tornando al fratello Domenico! un figlio va ad abitare a Boario, e adesso alcuni dei discendenti vivono nella zona di Massa Carrara

immagine di repertorio anni 1960scene di un battesimo ecco alcuni eredi di Giovanni Silvestro ...potete notare un giovanissimo Felice con mamma felicita poi tantissimi altri PARENTI della stirpe dei detti Barbey..

Ma tornando al nostro “Gioan Barbel”, dalle difficoltà ne esce grazie alla sua caparbietà e la collaborazione dei figli , tutti oltre che attivi lavoratori e appassionati della tradizione di famiglia,anche grandi economizzatori. Così, nel giro di una decina di anni la loro mandria ritorna man mano di un numero sempre più elevato e a cavallo degli anni 1900 raggiungono di nuovo la quota 100 che per i mandriani di quel tempo era un pregio di notevole gratificazione; la transumanza o come era denominato “il San Martino”,spostarsi con tutta quella mandria con tanto di cavallo e carretto la mucca più bella con la campana era una festa ,e lungo il tragitto al loro passare attiravano l’attenzione di passanti, abitanti di paesi, di borghi e casolari. In quegli anni, la famiglia di “Gioan Barbel” è molto unita, e come si suol dire l’unita fa la forza: il primo figlio della coppia Pietro Giacomo avendo il carisma adatto diventa con il consenso dei genitori e l’appoggio degli altri tre fratelli, colui che prende le decisioni più importanti; col padre frequenta i mercati ,fa nuove conoscenze ,tratta ,acquista,vende, i loro prodotti e il loro bestiame sempre al miglior prezzo ;tutte le trattative per l’acquisto di foraggi per lo svernare alle basse, partecipare alle aste per avere diritto ai pascoli di questa o quella malga; pensate quasi ogni anno una diversa,dal 1899 al1907 hanno pascolato con il loro bestiame le più ambite malghe tra Croce Domini e la Val Dorizzo,da Bazzena fino giù in malga Gaver, nei pressi della valle del Caffaro, la scelta di posti cosi lontani ,soprattutto considerando che camminando con una mandria di bovini partendo dalla Val Palot non si arrivava in meno di 5 giorni,ma il nostro Gioan Barbel e il figlioPietro in completo accordo con i fratelli decisero ,che ,quel sacrificio avrebbe portato benefici economici molto gratificanti. In quelle malghe,infatti fin dai tempi lontani e ancora oggi si produce un formaggio nostrano tipicamente alpino denominato”Bagoss..” cioè tipico di Bagolino,che fino dal lontano 1500 ne apprezzarono la ottima qualità, anche i Dogi della Repubblica di Venezia nel loro passare da quelle parti, e ne consigliarono anche dei miglioramenti che i casari malghesi ne colsero l’essenza, e così l’opportunità di poter cogliere un ulteriore sbocco di smercio, ad un prezzo ben più redditizio. Così! In quegli anni a venire, i nostri “Barbei” venuti a conoscenza delle buone prospettive, non si fecero attendere, e grazie agli ottimi guadagni ottenuti su per i monti, il fiuto per l’affare, ed i buoni uffici con le autorità della diocesi ;              Giovanni Pe detto “Barbel”, in collaborazione con i figli realizzò il sogno di una vita; acquistando nel 1905 il grande podere “Predalba” in quel di Govine, frazione di Pisogne.

qui immagine di repertorio primi 1900gli eredi barbey scendono dai monti e si espandono alle basse ..quì sonno alla mietitura .

In quegli anni i bisnonni Giovanni e Rosa passarono la terza età, dividendo le stagioni dell’anno, quelle miti nella loro antica dimora in Val  Palot mentre quelle fredde, nella nuova residenza Predalba dove il 14 maggio 1926 alle 05 del mattino verso il compimento  dei 74 anni, morì circondato dall’affetto di figli e nipoti.