Introduzione

In  questo blog cercherò attraverso le mie ricerche, le mie testimonianze raccolte, le mie curiosità, i ricordi in mie incontri con tanti parenti >amici< Pe , alcuni viventi,  e tanti che se ne sono andati,> raccontare le nostre origini<.

Lo farò attraverso dei racconti ideati, concepiti e scritti attraverso le mie umili capacità letterarie ricordandomi sempre la mia conoscenza di autodidatta.

Scrivo con la consapevolezza di non essere riuscito nell’intento di esaurire il mio e il vostro saperne di più , spero invece di contribuire nell’intento di collegare il più lontano possibile i rami di parentela  esistente e le origini di questa nostra stirpe.

Pubblicherò i miei racconti man mano a distanza periodica mensile, e li troverete nella pagina principale, ci sarà lo spazio poesie dove principalmente saranno di mia produzione,  collegate agli scritti. Se vorrete sarò felice di poter ricevere ed eventualmente pubblicare vostri aneddoti, osservazioni, poesie, racconti e tutto ciò che può soddisfare il piacere di esserci nell’appartenenza Pe.

Ci sarà una pagina Gallery, dove esporremo fotografie vecchie, ma anche momenti recenti, come la nascita di un bambino un matrimonio, potremo fare tante cose, potrà diventare un punto di collegamento. Per adesso vi auguro buona lettura con i vostri commenti  scritti sul sito che rimarrà aperto a tempo indeterminato.

.Per questa opera ringrazio di cuore le mie figlie. Annalisa e Irene per l’aiuto ,< Annalisa per l’ideazione e le scelte grafiche di sito.

Un grazie ad Irene, presenza costante, collaboratrice fondamentale  al mezzo tecnico nelle varie operazioni.

Grazie soprattutto per la vostra dedizione di qualche  anno fa, quando mi siete state vicine nella composizione iniziale degli scritti. Un  grazie a mia moglie Amelia per non avermi ostacolato in questa mia creazione.

buona lettura

e ciao a tutti

In questa pagina voglio ringraziare la signora     Anna Gregorini residente a Solato di  Pian Camuno  impiegata  all’ufficio anagrafe di Pisogne, Brescia per la gentile   collaborazione  nella ricerca presso  gli uffici comunali e presso le parrocchie  di Fraine  e Solato.

Anna ha scritto alcune poesie; io ne custodisco una, e mentre mi accingo a pubblicare man mano  in  questo sito quello  che sono i miei umili scritti dedicati  alla mia ricerca e i miei ricordi.

Mi permetto di pubblicarla.

La bellezza nel leggere i versi semplici, ma profondi di questa poesia, portandoci  nell’essere  di ognuno di  noi in quella dolce melanconia che ci segue, lungo il  percorso del crescere, nel cammino della vita, quelle   sensazioni di vuoto  per chi ci  ha lasciato.

Per  Anna : la Mamma

Ecco…

Adesso.

Vorrei sfiorare la tua mano

Sentire il suono della tua voce

Vorrei il tuo sorriso       per me adesso

vorrei  le tue carezze nei capelli            potrei     chiudere gli occhi! ed essere felice adesso

tutto ormai è perduto                            in tempi  lontani         non c’è più

nulla…

per me… Adesso…

IL CEPPO  DENTRO LE SUE RADICI RACCONTO…….                

Se fosse un canto Dantesco, descriverei questo piccolo angolo di terra: valle della pace, dell’amore e della luce infinita.

Intorno agli anni 1650 1680 si notano vari casolari immersi nello scenario geofisico della piana di Val Palot,  in uno di questi abitati viveva una famiglia di cognome Pè.

Questa famiglia viveva di mandria e pastorizia: già a quei tempi era tradizione dividere le stagioni  dell’anno, l’inverno giù alle basse, l’estate su nelle varie malghe soprastanti, mentre la primavera e l’autunno  nelle radure e nei boschi, lungo i corsi d’acqua  fino  alle  sorgenti.

Fin dal primo millennio esisteva, e ancora oggi , una mulattiera che attraversava le valli, i crinali e i colli.

Intorno al 1200 gli scenari  delle vallate prominenti le alture montuose delle   prealpi bresciane erano boscaglie di conifere, di pini, larici, faggi, noccioli e piante in selva di tanti generi:  così era la piana di val Palot!

Deposito di sassi e detriti che i torrenti nei  giorni delle intemperie posavano prima di riprendere il corso naturale  scendendo  verso  valle.

Nel periodo medievale  fino al 1500 , i tempi  di crescita  del tessuto sociale scorrevano via lenti, e lo  era ancora di più per la cultura e  le  tradizioni contadine a cui mi riferisco :

per i contadini dei pendii ,scendere a valle a porre  a mercato i loro prodotti, le difficoltà erano di difficile superamento;   va ricordato inoltre,che la zona giù a valle  tra Artogne e l’alto Gratacasolo, dove i torrenti rallentano il cammino prima dello sfociare  nel fiume  Oglio, formavano paludi, ed era un difficile ostacolo verso il lago: sbocco  essenziale  per  la  comunicazione  e  il commercio.

questo è uno scorcio del torrente val palot tra i crinali di pendèse e lea ,prima di unirsi alla val negra ed insieme formare la denominata valle di Gratacasolo.

Cosi per gli abitanti dei villaggi di Solato, San Piero, Fane, Vissone su un versante, Longhe, Fraine, Lea oppure oltre il colle di San  Zeno scendendo verso Val Trompia gli abitati di Mandaro, Pezzase, Bovigno, Prati magri, San Colombano ,Colio e tanti altri centri,  la sopravvivenza non era di facile sostentamento.

Questa era la vita di contadini, pastori e malghesi che la popolavano: loro  trovarono sbocco e sfogo per le loro mandrie, nei pascoli fra i boschi,  e nelle radure nei periodi della  transumanza, salendo all’alpeggio e a settembre  scendendo  verso  valle.

Proprio  le radure   che le numerose vene acquifere fanno germogliare, erano pastura rigogliosa per le mandrie dei  nostri Avi che sto a raccontare .

Questo fino all’arrivo della repubblica di Venezia con le  loro capacità negli scambi commerciali  ed anche culturali .

Al suo passare lungo i secoli molteplici furono i disboscamenti, ecco! intorno al 1450-1500  un Pé,  un  certo BORTOLO a Solato, era il periodo che si era concentrato nella zona  un  fiorente commercio di  farina di castagne, cosi decise di  disboscare  un folto abetaio di un  pezzo di montagna che va dai Belesi e poi su Plagne , Solato  facendone un castagneto.

Salendo  lungo le coste divise dalla Val Negra  tra abetai, altri castgneti, attraversato  torrente , si arriva in portole e  finalmente  Palot , e  piana di Togni,dove cera l’antica locanda di  Felappi  Giacomo  e Pe Caterina, li alla sua destra il torrente  sale tra prato e bosco fino alle natie sorgenti ai piedi  e fra i crinali del monte Marucolo e le Foppe alte, questo ruscello raccoglie a  se parecchi  canali  lungo  il  percorso, e   anche ai giorni nostri  porta   il  nome del vecchio trafficante di legname.

questo che vedete è l'antico cascinale togni alla sinistra dell'omonimo denominato torrente in una immagine degli anni 1950

Nel periodo a cavallo del12cesimo secolo,visto le notevoli difficoltà di collegamento,e di scambio merci tra la valle e i grandi centri urbani ,cosi fù anche per i pastori e i mandriani  valligiani ,e quasi  proibitivo  era   lo    smercio delle loro produzioni di carni bovine e ovine, cosi non avendo altre soluzioni ,diventarono possessori di un alto numero di capi di bestiame ,e  quindi in accordo con le autorità di quel periodo decisero di bonificare quei fondi,e man mano al loro passare , si prodigarono nel ‘estirpare radici ,spianare  sterpaglie ,mentre mamme e fanciulli si adoperarono nella raccolta dei sassi e  il rastrellamento di detriti: mentre la fertilizzazione lo fece lo sterco naturale del bestiame al pascolo e le sorgenti acquifere presenti ancora oggi in quei territori:

Con i materiali recuperati durante la bonifica,di sassi e legnami i contadini diedero inizio nella,

lo scenario fà notare sullo sfondo la val negra e i casolari ora ristrutturati ma che nei secoli raccontati erano ledimore di tanti nostri avi...

costruizione di casolari , baite e baitelli: i colori sono nei contrasti delle prime  ore  dell’aurora ,dalle prime luci del sole  salire alto nelle ore del giorno che se ne  và verso il tramonto, e la notte  alla luce della  luna  e  delle  stelle  con  le  sue  ombre.

Cosi! man mano che il tempo passava ,col crescere di nuove famiglie ,pastori e mandriani si affezionarono  a quei casolari, e rimasero a crescere  i  loro  figli, diventando  residenti dello scenario  paesagistico del comprensorio che guardando da valle  verso  monte ,è meglio conosciuto come Val Palot .

Ecco perché il Ceppo, la ricerca delle mie origini, le origini di tanti tantissimi Pe  è dentro le loro radici.é

La storia è scritta sui libri,sui registri,per chi non appartiene ad una dinastia di alto profilo di casato come me ,segue un filo conduttore. L?unico testo vero sono,gli stati d’anime tenuti nelle parrocchie. Fu il concilio ecumenico di Trento nella persona del papa a darne ordine ai parroci, di fare una radunanza ai parrochiali di ogni zona, e di tenerne  poi la registrazione  di battesimo comunione cresime matrimonio e morte;

scorrevano gli anni  a cavallo tra1580  e il1630  .

IO pero per trovare una traccia precisa, devo  salire negli anni a cavallo tra il 1680 e il 1700 da Solato a Fraine ,nelle sue parrocchie, grazie hai manoscritti inizio la mia traccia :

fa spicco un nome, Gioan Baito Pé su quell’antico e scolorito manoscritto,da  un’analisi approfondita cera scritto cosi!

Gioan Baitò Pè        in    Val palot

Lo chiamavano il Baitò per aver scelto di vivere e crescere la sua famiglia lassù nella Baita:  Baita sinonimo di vita solitaria quasi eremitica, fuori dalla comunità; anche nei mesi   quando  i monti  sono  avvolti dalla neve copiosa e  ridente, alle giornate  soleggiate  e  ventose  nell’azzurro  infinito.

Quanti casolari fra i monti, tra i crinali ,nelle plagne , e sui colli; ad ognuno un nome,  Mio, la Baita, il Baitello :> il Belvere; quante volte  lo guardato e ammirato!… io! sull’ altro  versante  sono nato, e quando  via mi  hanno  portato!, quante volte lo sognato; niente di speciale, ma io lo vedevo colorato: è ancora  li ! ormai le piante selvatiche lo hanno coperto,è un po’ stempiato ma è sempre lì, vicino  al suo torrente, sotto il bosco e dentro il prato, che con il mio papà, dei giorni da bambino mi portava con sè a pascolare il nostro bestiame, ai giorni nostri è sempre lì sotto il bosco ,ma dentro … un bosco, forse come tanti secoli è ritornato.GUARDANDO VERSO NORD

La Val Palot, ieri  e oggi  offre  un  ventaglio  assai ampio e diversificato di possibili itinerari per camminate salutari, tra gli altri, quello che dalla valle del Duadello sale al Medeletto,  fino alla cima e alla chiesetta del Guglielmo, oppure salendo dalla valle dei Togni, tra prati, ronchi e abetai ,raggiungere  le cime pascolose che fin dai secoli  passati, erano la meta di tanti passeggianti ma soprattutto di tanti di noi Pe.
In questo viaggio lungo 1000 anni, ho camminato  col mio essere guardando la radice di un albero, un sasso dove  vedi sgorgare una vena d’acqua, il nitrito di un cavallo, il germoglio di un  ciuffo d’erba di quei prati, sempre cercando le mie radici,che sono le nostre origini e dove trovi il nostro ceppo: Se  passeggi su un sentiero, sulla strada, ti siedi su un sasso, lungo un torrente  di Val Palot,  in un rifugio soprastante nelle giornate di festa, ti incammini lungo i torrenti e ti soffermi  al chiaccherio,  troverai sempre qualcuno,che in un modo o in un altro è  venuto  a passare una giornata  proprio li, perche lo  sente nell’aria, nel  soffio del vento , nel rumorio dei torrenti  nei sapori comuni, nell’olfatto! in uno sguardo verso l’aurora o verso il tramonto,che proprio li in quella valle c’è il suo ceppo;

Si    lontano da noi più di 300  anni

quel Pe,  grazie a cui siamo stati generati;

E lo

chiamavano il Baita…      proveniente…

dai piedi di quei Monti……..

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