Anna

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Post di Anna

Pisogne

 

Potete notare dall’alto la bellezza di questo nostro paese, tra lago e scenari volti a mezzogiorno

 

  • Ogni paese o città ha la sua storia un nome e una derivazione.
  • A Pisogne, io gli dedico una poesia,
  • che racconta anche un filo di storia mia.
  • Leggendo e rileggendo della storia di Pisogne per questo nome
  • e  la sua derivazione
  • per il poeta da scoprire c’è ben poco.
  • Io ridendomi un po’ sopra,                      riesco a dire
  • zona pisognese.
  • E visto che da anni non gli vivo assai vicino,
  • di questa zona pisognese
  • non posso stargli lontano più di un mese.
  • Sono nato nel suo piccolo ospedale,
  • ai giorni nostri…        solo agli anziani…
  • rimasto ospitale.
  • La zona è vasta!
  • Da Toline,       al lago..      al lido..al piano ,    e poi su boschetta
  • e la Rovina!!!     Che...
  • A me! Sembrava… assai divina

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La storia del palo della cuccagna

La storia del palo della cuccagna

Che faticaccia ad arrivare per primo in cima al palo della cuccagna, a stare a guardarli è proprio il caso di dirlo! Chi vince è un portento, un gladiatore. Il palo della cuccagna! È uno dei giochi riesumati o forse mai lasciati, sicuramente mai dimenticati, è un gioco, come il tiro alla fune, la corsa nei sacchi, quella degli asini, poi c’è quella delle oche,o la gara tra cani pastori che con un fischio devono tornare a casa ,pecore e montoni. Non hanno però ancora riesumati quella dei leoni, pensate!


il Palo della CuccagnaBisognava essere i più veloci a farsi mangiare in un sol boccone, eravamo però ancora ai tempi dei romani e dei cartaginesi, tutti domatori, ma di schiavi o disertori. Ma come nacque il palo della cuccagna? C’era già, alcuni secoli fa, un paesello di montagna, situato, tra gli ottocento e i mille metri, dove, verso il 15 di Agosto, anche le persone che se ne erano andate ,facevano ritorno. In quel paesello esistevano piantagioni di frutta di molti tipi, in gran quantità e di ottima qualità, ma come si sa ogni frutto ha un suo periodo di maturazione, e per Agosto alla metà anche a quell’altezza per il frutteto era poca e non di tanta bontà. C’era però! Il sagrestano, che pensando e ripensando, una notte sognò un albero pieno stracolmo di frutti di ogni tipo che maturavano nelle piantagioni del suo amato paesello.

Così al mattino, allo spuntare dell’alba, il fantasioso sagrestano si svegliò, si alzò e di gran carriera corse nel frutteto parrocchiale, scelse la pianta più robusta, e in un battibaleno staccò dalle piante fruttifere che lo circondavano i germogli di tutti i tipi di frutta, e li innestò nei rami di quella robusta pianta. Tutto questo senza che nessuno lo vedesse e ben prima che suonasse l’Ave Maria. Gli innesti germogliarono in poco tempo, anche la luna fece il suo corso. In quella pianta maturarono frutti di ottima qualità, di una bellezza irreale e di un sapore dolcissimo. Il parroco, accortosi di quel ben di Dio, chiamò a se chierichetti e giovincelli che frequentavano l’oratorio, e mostrò loro la pianta delle meraviglie. Sembrava ornata di colori tenui, concertati tra svariate tonalità e specie di foglie verdi.


Il sagrestano tirava le corde delle campane echeggianti a festa, e in un battibaleno si sparse la voce nel paese tra i casolari del circondale, le ambasciate raggiunsero valle e città. Eravamo ormai sotto quel dì di festa! Nessuno si fece attendere, giovanotti e giovincelle si vedevano e si sentivano, arrivavano mormorando e cantando da ogni itinerario, tutti a passo svelto si addentravano nei vicoli dell’ormai decantato paesello. Stavano in processione ad attendere per poter salire sul magico albero, dalla sera alla notte, e le donzelle sotto, in attesa di aspettare che finalmente il loro gladiatore scendesse da quei rami, portando loro in dono qualche desiderato frutto. La sera era stellata, e la luna illuminava la notte, poi l’aurora, il sole saliva alto e di nuovo stava tornando il tramonto, purtroppo anche la meravigliosa pianta era ormai quasi spoglia. Tanti, tanti ancora erano in attesa tra i colori del tramonto, si vedevano però ancora alcuni grappoli di frutta di ottima qualità sulla cima, erano ancora in tanti a voler salire nonostante il pericolo e la difficoltà.


Allora al sacerdote gli venne un’idea! Fece chiamare tutti in radunanza, dalla chiesa al sagrato, salì sul pulpito e disse: “Non pensavo! Una pianta meravigliosa, stupenda, ma pur sempre un pianta, riuscisse ad attirare a se tanto piacere e attenzione, e non poter accontentare. Cari giovani, non ci resta che giocare. Andremo nel bosco! Il pino più alto taglieremo, qui sul sagrato lo porteremo, dalla scorsa lo puliremo, poi, di strutto, lo ungeremo, e di nuovo lo innalzeremo. Ecco il gioco che inventeremo! Chi vorrà salirà, ma attenzione, solo chi per primo la cima toccherà vincerà, così potrà finalmente salire i lunghi rami della meravigliosa pianta e cogliere quei pochi ma tanto desiderati frutti.” Ho scritto questa che non so se è una storiella, fiaba o poesia, so che l’ho dipinta nei pressi dove nacque la vita mia.

Pezzo di Cuore

Pezzo di Cuore

Attraverso le parole incise dentro questo mia poesia , ti dono a piene mani il mio essere e cosa hanno rappresentato per me vicino o lontano , il tuo donarti ,il tuo sapere dare senza volere nulla in cambio ……… A te cara zia Cecilia Bonometti

 

Pezzo di cuore

Per te era ormai giunta la sera

Al mattino

Fra l’alba e il

chiar di luna

te ne sei andata …con l’arrivo dei primi stormi di rondini

sei volata con loro!

sei volata in alto!

in alto!

molto in alto

più in alto della luna

Lassù, nel firmamento

dove la tua luce si è fusa con quella

delle stelle

In questa notte luminosa e serena

Il tuo corpo ….. e un sorriso indelebile

 

Questa è la prima notte

che dormi il sonno infinito

dopo questa vita terrena

Scrivo come in un canto

Un inno …

Questo pezzo di cuore

Vorrei !

Vorrai !… Vedere i tuoi generati dormire dopo notte insonni

Accanto a te

Dormiranno un sonno di liberazione

Si sveglieranno

Tenendo vicino il suo

Il tuo pezzo di cuore

 

La mia mente è sveglia

Sta pensando … dopo il mio ultimo bacio al tuo viso

Al tuo, mio, amato viso

Lo ammetto

Quante lacrime ho dentro,

le dono al profondo di una sorgente

Lo sento

Piano, piano usciranno

Scenderanno verso valle,

andranno negli abissi

dove confondi cielo e mare

Dolce e amata zia Cilia

Ora riprendo il mio pezzo di cuore

Mi serve per vivere

per camminare

per amare

Come hai fatto tu!!!

Pezzo di cuore

Tu mi hai accolto al tuo tepore , hai ascoltato i miei vagiti,

asciugato le mie prime lacrime

con le tue carezze

Oh pezzo di cuore

non lasciarci mai soli

Non mi resta che dirti Ti ricorderò

Con amore

Tuo Fulvio