I carbonai del poiat…

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Alla ricerca di immagini tradizioni ed aneddoti perduti

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In questa pagina raccolgo notizie su un mestiere antico e ormai scomparso da oltre 70 anni,ma che appartiene lla storia delle nostre origini montanare.

Il carbonaio del(Poiat)

Nello scenario boschivo da valle a monte ,nelle zone val palottine si notano a distanza alternata lungo la salita, ,piccole pianeggianti radure verdeggianti,e fino dai tempi della mia fanciullezza ,incamminandomi con mio papà nel bosco alla ricerca di funghi , a raccogliere legna da fascina , o con il cesto rastrellare e raccogliere fogliame da portare a cascina per fare il letto della stalla al nostro bestiame,ero incuriosito da queste bellissime aiuole ,chiedendo come potessero esistere queste meravigliose oasi fra dirupi e boscaglie ?

Di risposta mi disse papà (cheèle.. aii lee !Ièè ando cheè con la lègno , i carbuner de berghem i faò hso al poiat ) Ecco il Poiat..

Nei secoli passati e proseguendo con sempre meno frequenza fino al1930 4 0 esistevano dei gruppi corporativi specializzati nella produzione di carbone da legno. Una vera e propria specializzazione ,nel trasformare ,rami e punte di qualunque tipo di pianta legnosa, in carbone .

I boschi demaniali e comunali ,sono di vaste proporzioni, e nel passato erano molto sfruttati,e man mano nel passare negli anni a venire lungo i secoli si dovettero dare delle regole.

Come ancora hai nostri giorni, il comune mette al bando di vendita dei perimetri circoscritti di piante di legname

e chiunque può partecipare all’asta : così gli aventi acquisito diritto (principalmente grandi trafficanti di legname )che dopo avere tagliato e mandato a valle , il fusto della pianta e i rami di grosso taglio con la nota

teleferica ,per sfruttare,tutta la rimasulia fino all’ultimo( bruchilì)>piccolo ramoscello< arrivavano i carbonai.


Si racconta che i più organizzati gruppi erano provenienti dalle zone degli appennini liguri emiliani,e poi col passare dei secoli e dei cambiamenti di potere politico ,prese sempre più corpo ,la presenza di gruppi bergamaschi.le ultime presenze di questa stirpe ormai estinta si nota fino ad intorno a prima dell’inizio della seconda guerra mondiale .

Era una corporazione taciturna poco incline alla cura dei rapporti sociali,arrivavano anche con moglie e prole al seguito,e dovendo rimanere parecchi giorni ,costruivano i loro capanni nel bosco, e dall’alba al tramonto lavoravano a raccogliere residui di legname da mettere sul Poiat.

I carbonai piantavano in terra un grosso palo e tutto in torno accatastavano la legna raccattata in un mucchio ordinato a forma di cerchio e a salire a sembianze di un capanno: i carbonai pur vivendo in un gruppo di 15 -25 persone ,si raccontava che ben pochissimi li sentirono parlare: in pochi si potevano avvicinare le uniche voci che si udivano rimbombare dall’eco del bosco ,erano sillabe sbraitate in quel improponibile dialetto aspirato che anche grandi letterati prima di iniziare alla stesura del dizionario principe della lingua italiana moderna hanno discusso di questo espressione dialettale del sovrapporsi della voce nella abilità ad invertire poche lettere sulla doppia aspirata in entrata ed in uscita; le parole scandite che arrivavano nei momenti dove gli urlanti carbonai dicevano pressapoco così ,(hurà,hota)sopra sotto ,oppure urlanti(hanfà la hapa hota’lhoch, è gne.. hobet hò de hot)porta la zappa sotto il ciocco e<vieni subito di sotto>questo erano le uniche parole che qualcuno ne ha orecchiato e nei secoli riportato.


Ma tornando alla lavorazione del poiat …appena terminata l’accatastamento

veniva coperto con della terra umida e del muschio ,toglievano il palo così la catasta appoggiandosi sul terreno sconnesso formava il camino centrale , creando in oltre naturali cavità nei fianchi permettendo ulteriori sfiati; quando l’operazione era terminata l’esperto fochista si metteva all’opera fino a quando il fuoco era acceso al centro del poiat .


La legna si consumava lentamente;non doveva mai bruciare altrimenti sarebbe diventata cenere ,gli esperti carbonai la sorvegliavano attentamente giorno e notte per circa 10 giorni osservando che il fumo non diventasse troppo intenso ,e in tale caso rallentavano la combustione spargendo il poiat con secchi di acqua ; in caso contrario aprendo un po i caminetti naturali; ,tutto come in un meticoloso gioco. Fino al momento di chiudere ogni sfiato e senza mai sbagliare …spegnere e disfare il poiat>>.Tutto il carbone veniva messo in sacchi grandissimi ,e chi non possedeva asini o muli se lo caricava sulle spalle con pesi molte volte superiore ai 80 -90 chili ,scendevano a valle con il loro carico, e si raccontava che alcuni di loro erano cosi esperti che lungo la discesa riuscivano a riposare,addossati ad un albero in piedi con il sacco sulle spalle senza schiacciarlo ne frantumarlo, passo dopo passo ,camminando in sbieco arrivavano fino a giù verso il lago ,dove il carbone prendeva la via del lago, o proseguendo verso i mercati bergamaschi:

Mentre per i nostri antenati abitanti della valle rimaneva solo l’odore del fumo che solo l’arrivo della neve copiosa ne toglieva l’olfatto.

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